
Volevo farti prendere polvere mentre il tempo strappava prepotentemente alle mie mani i secondi, i minuti, le ore, i giorni, le settimane, i mesi…anche gli anni senza di te.

Gli aeroporti sono uno dei luoghi in cui la gente dà il meglio di sé.
Mi guardo attorno, mi dissolvo in storie non mie, provo a delinearne i confini, a tradurre gesti sottili e immensi al contempo. Rubo le sensazioni che quegli sguardi non hanno né voglia, né intenzione di nascondere. Raccolgo l’ansia e l’entusiasmo di cui cade qualche briciola a terra. Inciampo in qualche confidenza che sfugge tra sconosciuti, perché è più facile raccontarsi a qualcuno che non sa niente di te, che probabilmente non incontrerai mai più nella tua vita e che, se ti giudica, poco importa: è la presenza di un attimo che l’attimo successivo si affretterà a far parte dei ricordi. Ed è più semplice ridere e piangere in questi posti senza identità. È più semplice essere chiunque si voglia essere. È più semplice, perfino, essere se stessi. Leggi l’articolo completo

[…] Arriva Alessandro a distrarmi. Con lui ci sono mamma e papà. Deve dirci una cosa importante. Ci chiede se siamo pronti e io faccio di sì col capo. Lo fanno anche loro.

Hanno litigato ancora e ognuno se ne sta per i fatti propri a rimuginare.
Si danno le spalle, fingono di ignorarsi, ma entrambi soffrono.
Lui è quello che sta peggio. Lei è più forte invece, lascia perdere il silenzio e non smette di rimproverarlo. Non smette di urlargli contro i suoi errori. Non smette di pretendere di aver ragione sempre e comunque.
Lui spiega che non è così, che ogni tanto sarebbe giusto lasciarsi andare, lasciarsi trascinare dalle sensazioni e non limitare dalla razionalità. Lei vorrebbe, vorrebbe tanto farlo, ma non è nella sua natura, non riesce ad arrendersi al loro amore. Leggi l’articolo completo
Ho iniziato da bambina, quando tutto, agli occhi degli adulti, appare semplice e invece non lo è. Volevo già complicarmi la vita, forse: avevo bisogno di sapere, di capire, per trovare un senso a tutto.
Un senso che era chiaro dopo un’ingenua domanda a cui era semplice concedere risposta.
Peccato non possa essere sempre così!
Dicono che sia quella l’età dei “perché”. L’età in cui vuoi conoscere ciò che ti circonda per renderlo, seppur lontanamente, alla tua portata. Per non averne paura, per sapere come affrontarlo, come gestirlo, da che prospettiva guardarlo…
È quella l’età dei perché: inizia da bambini.
E non finisce mai!
Tu eri il motivo per cui uscivo ogni giorno. Eri i miei sbalzi d’umore. Eri il senso dei miei sorrisi. Eri le attese infinite e i miei battiti accelerati quando mi arrivava un tuo messaggio o mi telefonavi per raccontarmi anche solo sciocchezze. Eri la sensazione magica che mi dava il tuo sguardo che s’incrociava col mio, delle tue dita che si annodavano alle mie quando scherzavamo o giocavamo o semplicemente ci stringevamo senza un perché.
[A un passo da te]