E come limite…le Stelle! (l’altra faccia)

E come limite…le Stelle!

L’altra faccia

Tu esci, io entro.

Che strano gioco di ruoli il nostro: un paradosso eterno!

Sussistiamo perennemente così, un po’ agli antipodi, noi, due volti di un’unica medaglia.

Esci, io entro in camera tua, entro per sapere, per impararti, per conoscerti, entro per tentare di capire come sei fatta, cos’hai, cosa non ti sta bene di questa vita che sembra averti preso di mira, forse è invidiosa, di te, dell’entusiasmo che metti in tutto ciò che fai.

Per giorni sei rimasta rinchiusa in quella stanza, sei uscita solo attimi, il tempo di cambiare ossigeno per poi tornare ad intrufolarti nella tua grotta segreta. E i tuoi occhi non mi sono sfuggiti, anche se ne sei certa, ma in essi ho letto uno straziante lamento che non puoi nascondere. Non a me.

E ora che, finalmente, hai deciso di affrontare il mondo, di uscirtene fuori dalla sua ombra, io non posso farne a meno. Non posso rimanere impassibile e immobile.

Tu non parli, io le parole del silenzio le sento, ma sono troppo ambigue, sono vaghe, non mi aiutano di certo a starti vicina, a difenderti dagli incubi che ti tormentano, a colmare quel caos che, nella tua testa, urla.

Entro di nascosto, sbaglio, ti tradisco, perdonami.

Perdonami perché sono le fragilità di una donna a indurla a gesti simili.

Perdonami perché non sono una donna, sono anch’io una ragazzina come te ancora. Perdonami perché non so quello che faccio, so solo che devo farlo, che altrimenti me ne pentirei amaramente.

Ma me ne pento in ogni caso perché ti sto ingannando: se solo mi vedessi, qui, circondata dalle pareti di questa stanza per me misteriosa, penseresti quanto in basso una mamma può arrivare. Ma lo faccio per amore. Per il tuo amore.

Perdonami se non sono cresciuta in fretta, se tra le due, probabilmente, la più matura sei tu.

La tua camera è sostenute da fotografie in cui sei impressa in tutte le tue vesti, in tutti i tuoi mondi, nei tuoi sorrisi diversi e nei tuoi sguardi loquaci più che mai. Le parole di una vita, tutte quelle che mi hai nascosto finora, me le stai raccontando adesso, tramite immagini incastrate come puzzle, tramite foto che s’incrociano, si accavallano, si ammucchiano alla meno peggio a costo di esserci, di rimpiazzare quella pittura sulle pareti che hai sempre odiato. Sei insieme ai tuoi amici, con loro sì che ridi e sei bellissima!

A me, invece, il tuo sorriso non lo regali, con me sfoghi la tua rabbia tacendo, riempendo gli abissi di silenzio che ci allontanano. Anche una semplice parola basterebbe, non chiedo altro, mi accontenterei persino delle più spicciole. Ma tu le pesi le parole. Mai una in più, semmai in meno.

Chissà con loro come sei, con i tuoi amici, chissà cosa fai, cosa pensi, chi ami, chi ti sta indifferente, chi invidi, cosa vorresti farne di questa vita!

Io volevo per te l’allegria, che si vedesse e sprizzasse da tutti i pori. Allegria dentro e fuori. Quando io e tuo padre abbiamo saputo che saresti nata, abbiamo conquistato l’universo con la felicità indescrivibile che già solo la notizia ci ha regalato.

Abbiamo iniziato a pensare ai particolari, al tuo mondo che doveva essere perfetto, alla tua serenità, al sorriso che non ti sarebbe mai dovuto mancare.

Non mi ha aiutato granché lui, ha lasciato fare tutto a me. E il carico di una responsabilità maggiore, allora, gravava sulle mie spalle, sui miei pensieri. Su tutto.

Stella. Avevo deciso ormai, dovevi chiamarti così: nessuno avrebbe mai potuto farti del male, volevo difenderti dal mondo intero, da tutto e da tutti. Dovevo custodirti in una boccia di cristallo, tu, diamante più prezioso che potessi mai ricevere. E allora, ti ho posizionato lassù, in mezzo alle altre che, in confronto a te, sembravano spente.

Mi faccio strada tra vestiti che non metti più ma che stanno sparsi in camera, colmano spazi vuoti, azzittiscono la solitudine. E in quel caos, ritrovo il tuo disordine mentale, quello che non ti permette di esternare ciò che hai e ciò che sei, ammucchiato dietro quella camicetta sporca di fondotinta o quei pantaloni strappati poco più del dovuto.

Mi siedo sul tuo letto, stanca di continuare la ricerca nel nulla, del nulla. E la mia caviglia si schianta conto un iceberg di cartone. Ci faccio caso e, una grande scatola si scorge appena, spuntando timidamente fuori da quella coperta che le reggeva il gioco. Me la poggio sulle gambe, spaventata dal pensiero di ciò che potrei trovarvi: è come aprire il tuo cassetto e farne uscire i sogni che vi nascondi, ecco, per te i cassetti sono scomodi, ti accontenti di molto meno del legno lavorato, ti concedi ad una scatola di un vecchio profumo che chissà chi ti avrà regalato.

Sopra dipinta una rosa rossa, dentro un arcobaleno multicolori, aspetto che m’illumini e m’indirizzi.

Tanti fogli sparsi che, poeticamente, raccontano o romanzano di te, di cosa fai e cos’hai fatto, di come sei ora, giunta dopo un passato che rinchiudi all’interno di un fiore.

Ti entro dentro, ti colpisco alle spalle, ti faccio lo sgambetto.

Non chiedo il permesso: butto giù la porta senza che tu mi faccia accomodare.

Una mamma non dovrebbe farlo, lo so. Me ne vergogno. Ma non esito, mi tuffo nell’oceano delle tue parole, dei tuoi ricordi, momenti e pensieri, vissuti o sognati, altri odiati e rinnegati, ma stanno qui e non di certo per fare numero.

Un cuore di legno, ricavato alla meno peggio dalla corteccia di un albero, si fa notare subito dai miei occhi insieme a quelle due lettere, la tua S, la sua D, incise con certezza, rinchiuse in un abbraccio che non esiterà a frantumarsi.

Stella, e diciassette anni la vita è così, armati di forza e coraggio, io ti regalerò una corazza, ti sosterrò, di strada da percorrere ne hai tanta ancora, non credere che il mondo si annienti dietro una storia che credevi eterna. “Per sempre” non esiste, sussiste, ma poi si stanca e va via. Così succede alla tua età, ma anche alla mia. Non è finita, Stella, la vita è una lotta persistente. Alza il viso al cielo, affrontala!

Continuo a scavare tra quegli oggettini, alcuni minuscoli, ma ricoprono uno spazio enorme nell’ordine con cui, stranamente, sono custoditi.

Mi fa strano trovare “cose” anziché diari segreti o frasi di canzoni. Ho sempre pensato che tu fossi diversa: non ti serve raccontare, ti basta un cuore o un braccialetto della fortuna per rivivere quei giorni che, nella tua vita, hanno fatto la differenza.

Un lucchetto, per incatenare chissà quale emozione, lo trovo aperto, l’avrà fatta fuggire via.

Incontro due cd, uno di musica e un video, lo testimonia la dedica scritta accuratamente da una penna femminile.

Le mie dita quasi s’incastrano in una collanina che ha come ciondolo un fiocco di neve, ricordo che fino a poco tempo fa non uscivi senza averla prima indossata e ora la butteresti nella memoria dei ricordi, la dimenticheresti, se solo qualcosa non la richiamasse continuamente a te.

Atri oggetti, altri attimi e istanti, poi foto, tante foto. E in queste, due ragazzi, compaiono spesso, quasi come bodyguard, a difenderti dalle insidie del mondo. Ti circondano con l’affetto delle loro braccia, con quel sorriso che vi “illumina d’immenso”.

Dietro ad ogni foto, una data. L’ultima, però, la più nascosta, di soli tre giorni fa, custodisce anche un pensiero.

Leggo, anche se non dovrei.

Leggo, anche se non potrei.

Cosa ne rimane di voi? Attimi. Attimi da elemosinare al passato e ai ricordi che riserva per me. Attimi che sembrano distanti anni luce con la vostra abissale assenza che prolunga i silenzi. Ricordo tutto di voi, le nostre prime parole scambiate timidamente, le nostre confidenze e le incomprensioni che svanivano nel nulla dopo un dolce sorriso. Il nostro ridere a crepapelle grazie alla semplicità delle minuzie, i vostri discorsi lunghi e riflessivi sul mio nome che tentavano di convincermi che non fosse poi così tanto brutto. Il vostro ripetermi “beh, magari potessi essere una Stella anch’io!” ed il mio sorriso che ricambiava il vostro buffo modo di tirarmi su ogni volta che ne avevo bisogno. Ricordo il giorno in cui, svegliandomi, ho trovato quella scritta luminosa che ha incoraggiato ogni mio respiro.

Poi quella sera, il voler festeggiare chissà cosa, chissà perché. Quella magia s’è sbriciolata in un attimo, con quel faro accecante negli occhi, con quello scontro, quel fracasso assurdo. Quell’incidente che mi ha sconvolto l’anima. Quel colpevole, incapace di svegliarvi. Io urlavo, urlavo per scuotere Qualcuno, lassù, per incitarlo a correre in vostro soccorso. Urlavo al cielo perché non vi portasse via da me. Pregavo quel Signore grande perché fosse tutto un incubo. Ma l’unica risposta che mi ha dato è stata una luce, una luce divisa in due. Due Stelle che brillano più di tutte le altre.”

Con un nodo in gola, asciugo quelle lacrime che mi rigano il viso e distruggono me insieme a lei. Ripongo tutto al proprio posto, con le mani deboli e fragili. Poi mi avvicino alla finestra per cercare di far entrare qualche pensiero luminoso che non sia solo il racconto buio di quella notte infernale. Quella luce è forte. Quella scritta azzurra ravviva anche me: “E come limite…le Stelle!”


                                                                    © Jessica Mastroianni

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7 risposte a E come limite…le Stelle! (l’altra faccia)

  1. Carlo ha detto:

    Spesso si vivono i familiari in modo distaccato…Non si vive pienamente e profondamente il rapporto genitori figli.Non sappiamo domani cosa accadrà a noi, ai nostri genitori o ai nostri figli..Certo sempre ci auguriamo il meglio, che tutto segua il naturale corso delle cose, che i genitori precedano i figli nell’ultimo viaggio…che è solo una nuova meta, ma quando così non fosse…il rimorso di non aver capito un figlio o di non conoscerlo affatto o di non avergli dato tutto l’affetto che meritava, quello diviene superiore alla mancanza stessa…Bisogna sempre vivere il presente, ringraziando di essere in piedi la mattina e per essere andati a letto sani la sera…Amare sempre prima durante dopo….questo è il segreto.Buona giornata da Carlo.

  2. Paola ha detto:

    ascolta questa canzone…. è la musica che apre il mio blog…bellissimo racconto, mi sono commossa, accidenti Jessica se sei brava!!! Non riesco a dirti di più, hai toccato delle corde dentro me.ti abbraccio…http://www.youtube.com/watch?v=cbuvRZxmxvs

  3. Jessica ha detto:

    @ Carlo: è il segreto più profondo e più importante, da seguire assolutamente, solo che, talvolta, siamo un pò incapaci, o forse, semplicemente, non c’impegnamo per quanto dovrebmmo…purtroppo!Una buona giornata a te! :-)@ Paola: hai ragione, è una canzone magnifica, tocca le corde dell’anima!Ti ringrazio tanto, ma davvero tanto… sapere di essere letta e poi, ancor più, apprezzata, per me è veramente una grande soddisfazione. E poi tu sei sempre dolcissima e super gentile!Ti abbraccio fortissimo! ;-)Bacioni!

  4. Paola ha detto:

    dolcezza, per una piccola donna come te, che sa scrivere e sa coinvolgere le persone con questi piccoli capolavori, questo è il minimo…buonissima giornata…😉

  5. Jessica ha detto:

    Grazieeeeeee cara, davvero!😀

  6. kιsskιss ha detto:

    Avevo riportato qua alcune frasi che come sempre ho sentito "scritte da me" ma stavano diventando troppe… Ormai lo sai. Non dico nulla sola una cosa: ho le lacrime agli occhi…Non sei arrivata dentro sei andata oltre. Un bacione tesoro e grazie mille🙂

  7. antonio ha detto:

    Se noi vedessimo i mondi di ognuno: giudizi sparsi in una sfera. Se ci vivessimo, saremmo farina, bianca, candida, ma fastidiosa. Intrusi con invito, senza; guardoni, maniaci, pazzi e alieni.Amici, genitori, animali da compagnia, impegni: prego, entrate nella grotta, tanto lascio la porta chiusa per finta e tutto quanto è ben i vista. Fatevi largo e trovate tutto quello che avete davanti gli occhi.Ciao jè…sempre di mondi si parla…-.-"

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